Search

PAPÀ..? MA DOVE SEI..?

Prendendo in considerazione solo la paternità biologica e non quella adottiva possiamo dire che padre è colui che, insieme ad una donna, procrea un figlio. Tale concetto si differenzia, però, da quello di paternità che è, invece, un processo inter e intra-soggettivo, che si costruisce prima sul rapporto intrapsichico del padre nei confronti del figlio e poi nella relazione interpersonale che si instaura tra i due. Possiamo, pertanto, affermare che la paternità inizia con la gestazione della donna e che il momento della nascita del figlio coincide, e determina, la nascita del padre.

Photo by Juliane Liebermann on Unsplash


Cosa significa diventare genitore


Diventare genitore, però, non coincide necessariamente con il concepimento del figlio, ma si configura come un processo complesso, che si sviluppa nel tempo: la nascita del figlio non innesca automaticamente l’assunzione della responsabilità genitoriale, che sarà solo il traguardo di un cammino.

Il padre di oggi assolve a molteplici funzioni articolate e complesse, che non si limitano né si esauriscono nella sola funzione punitivo-educativa o ludico-ricreativa, ma si estendono ad una dimensione di cura, densa di connotazioni emotive, attenzione e ascolto.


Secondo l'ottica sistemica la funzione paterna è quella di fungere da contenente del contenitore (madre) del contenuto (figlio)[1]. La funzione del padre, quindi, è quella di mettere ordine nella relazione tra madre e figlio. Il Padre, come figura terza rispetto alla diade madre - bambino, svolge due operazioni principali.

  • In un primo momento lascia alla diade il giusto spazio connotato dal soddisfacimento materno dei bisogni del bambino.

  • In un secondo momento (2/3 anni) introduce la distanza tra la madre e il figlio, evitando così un attaccamento patologico tra i due.

La presenza del padre, quindi, si rivela fondamentale per lo sviluppo del bambino, contribuendo nei primissimi anni di vita al consolidamento della sua personalità.


Ci sono situazioni in cui la funzione genitoriale è compromessa, come nel caso della paternità all'interno delle istituzioni carcerarie. Questa tematica è stata approfondita solo negli ultimi anni anche grazie ad una maggior consapevolezza dei padri e del loro ruolo.


Questa si può definire paternità difficile e si riferisce a quei padri che non riescono a svolgere il proprio ruolo. Uomini che rimangono bloccati a quello che è il primo livello nella relazione padre-figlio, ovvero all'aspetto biologico: l'essere diventato padre, senza però riuscire a vivere a pieno la propria paternità. A rendere difficile il passaggio padre - paternità, possono contribuire diversi fattori. Nel caso dei papà detenuti, la paternità può essere ostacolata dalla distanza fisica dai figli, dalla sussistenza di un aspro conflitto tra i genitori, che impedisce loro un confronto costruttivo finalizzato alla collaborazione.


La relazione con papà in carcere


I figli di persone detenute si trovano a vivere una situazione particolarmente delicata e rischiosa. Da un lato vi è una separazione dal caregiver con il possibile rischio di una rottura dei legami affettivi. Dall'altro vi è un aspetto più sociale, dettato dallo stigma, dalle conseguenze finanziarie, pratiche e psicologiche della detenzione del genitore.


Va inoltre considerato che stereotipi e pregiudizi possono contribuire a creare una rappresentazione culturalmente condivisa del detenuto come soggetto incapace di essere un buon genitore e ciò potrebbe determinare, nei soggetti in questione, un vissuto di fallimento e di inadeguatezza rispetto alla percezione di sé come padre e al proprio ruolo (Cassibba, Luchinovich, Montatore, Godelli, 2008)[2].

Photo by Marcos Paulo Prado on Unsplash


Per i detenuti, la famiglia, molto spesso costituisce la più importante fonte di speranza, benessere e legame con l'esterno. Proprio per tale motivo si rivelano importanti gli spazi dedicati al ripristino delle relazioni padri - figli all'interno delle realtà carcerarie. Questo può avvenire attraverso spazi di colloquio individuale o di gruppo con i padri detenuti, con l'obiettivo di rafforzare, ritrovare o ripristinare le competenze genitoriali. Per i figli, d'altro canto, è fondamentale poter incontrare il proprio genitore in uno spazio a misura di bambino, che li possa, per quanto possibile, mettere a proprio agio nonostante il luogo in cui si trovano. Luoghi simili permettono il recupero o il mantenimento della relazione con il padre attraverso attività ludico-ricreative.

D'altronde anche il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ribadisce che i minori figli di genitori detenuti hanno gli stessi diritti degli altri, inclusa la possibilità di un contatto regolare con i propri genitori.


Tale possibilità permette ai padri di mantenere vivo il loro ruolo e poterlo sperimentare anche in un contesto di reclusione, mentre per i figli il contatto è importante affinché la pena del genitore non diventi la pena del figlio.

Alessia Borile


[1] Aldo Martucci, Psichiatria e Psicoterapeuta, Istituto Veneto di Terapia Familiare.

[2]Cassibba R., Luchinovich L., Montatore J., Godelli S. (2008), La genitorialità reclusa: riflessioni sui vissuti dei genitori detenuti, in Minorigiustizia, 4.

63 views

La Chioma di Berenice ODV

La Chioma di Berenice Odv è un’organizzazione di volontariato ( D.Lgs. 117/2017) che non ha fini di lucro e persegue finalità civiche, sociali e di solidarietà.  

Provincia di Treviso (Italia)

P. IVA e c.f. 94157610265

Seguici su